Oste! Portaci un altro cocktail…

L’offerta del Ch 18 87, il cocktail bar della storica osteria capitolina Checchino dal 1887, si rinnova ancora con una drink list dedicata al Negroni.

Checchino dal 1887 è un capitolo di memoria storica della cucina capitolina. Proprio qui, all’ombra del’ex Mattatoio, ebbe origine la tradizione del quinto quarto, in grado di fare delle “rimanenze” dei quattro tagli nobili dell’animale macellato pietanze sostanziose e di vero gusto. Nato come semplice mescita di vino per i “fagottari” che vi si recavano portandosi il pranzo da casa, divenne, grazie all’abilità culinaria della sora Ferminia, antenata della famiglia Mariani la cui sesta generazione guida oggi il locale, la fucina di preparazioni ormai simbolo della gastronomia locale.

Nonostante l’evolvere dell’offerta di cucina, nel corso degli anni è rimasta sempre viva, l’attenzione al bere. Checchino fu, infatti, una delle prime osterie romane a dare importanza al vino di qualità, con una fornita cantina che si sviluppa ancora oggi tra le pareti costruite dagli originali “cocci” delle anfore romane che compongono il Monte Testaccio, oltre che ai distillati.

Da questa sensibilità verso il beverage, tre anni fa, in concomitanza con 130esimo anniversario di attività del locale, è stato inaugurato al piano superiore un autentico cocktail bar dal gusto romanesco. «L’idea era quella di creare uno spazio più informale e rilassato rispetto a quelli cui siamo convenzionalmente abituati» afferma Simone Mina, figlio di Marina Mariani e nipote di Elio e Francesco Mariani (rispettivamente in pasticceria, cucina e sala), nonché responsabile del progetto. Con studi artistici alle spalle e una grande passione per il disegno, Simone sviluppa una sensibilità per l’analisi sensoriale e l’abbinamento, creando uno stile di miscelazione molto personale, e orgogliosamente istintivo, che lo porta ad essere eletto brand ambassador dal rum Botran.

Da qui l’esigenza di ritagliarsi “in casa” uno spazio solo suo, dove allestire un nuovo concetto di bar e di food pairing: il Ch 18 87. Nella sua “tana” Simone mette dentro tutta la sua arte, tappezzando le pareti con i suoi quadri e, soprattutto, disegnando una carta dei cocktail strutturata proprio come un museo, il Museum Liquidus, con un’esposizione permanente dedicata ai grandi classici della mixology e ai Martini Dry e una “mostra temporanea” incentrata sulle varie interpretazioni di un classico, in questo caso il Negroni, che proprio nel 2019 compie 100 anni. Simone ne propone una retrospettiva di ben 21 varianti, tra cui il Negroni Cardinale, ispirato al Cocktail Cardinale, in cui il Vermouth rosso è sostituito dal vino Riesling renano; oppure il goloso Tiramisù Negroni con Rum Botran 15, Campari, Martini Rubino e il “fatto in casa” Caffè Antisportivo Ch1887. È ancora una ricetta semisegreta l’Aperitivo de’ cocci, a base di vino, radici ed erbe aromatiche, che Simone ambisce a rendere l’aperitivo ufficiale di Roma. La visita al Museum continua con altre originali proposte, quali il piacevole Angelica, drink di colore giallo a base di Grappa Nonino, Pirus Williams e Amaro Nonino, dedicato alla solida collaborazione con la famiglia di distillatori. Ma il vero must try è il Bloody vaccinara, ovvero la versione “liquida” del piatto, dove il sugo di cottura della coda, opportunamente filtrato, va a sostituire il tradizionale succo di pomodoro.

Un’altra grande innovazione del Ch 18 87 riguarda la possibilità di abbinanare i cocktail di Simone ai piatti tradizionali di Checchino, suggellando un trait d’union fra la cucina ultracentenaria di una istituzione capitolina e il moderno bere miscelato.

di Flavia Rendina

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