Ho fatto una canzone con l’uva

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I quattro fratelli Felluga: Maurizio, Andrea, Filippo e Elda

Incontro con Maurizio Felluga, grande produttore vinicolo che ama il jazz e la poesia del suono.

“Ho fatto una canzone con l’uva”

Chi parla è Maurizio Felluga della rinomata cantina Livio Felluga, il quale, insieme a due fratelli e una sorella, è l’ultimo in ordine di tempo tra coloro che hanno trasportato questa famiglia attraverso quattro generazioni di gente che si occupa di vino. Quella dei Felluga è una famiglia errante ma determinata. Il bisnonno, che aveva già a che fare con il vino,  ad un certo punto decise di aprire un avamposto commerciale in Italia a Grado e per sviluppare l’attività in questa zona mandò lì suo figlio. Livio Felluga, il nipote, invece di seguire le orme paterne decise contro il parere di tutti di acquistare terre in quel del Collio e nei Colli Orientali del Friuli (dove oggi coltiva in oltre 160 ettari di proprietà, di cui 135 a vigneto).

“Mio padre è stato un uomo di grandissimo coraggio: ha comprato terra senza soldi quando tutti gli davano del matto!” dice Maurizio che oggi tiene in mano le redini commerciali dell’azienda mentre il genitore, Livio, nonostante i suoi 100 anni (e poi dicono ancora che il vino non è un elisir di lunga vita!) sovrintende ogni giorno alla vigna”.

mani_nella_terraE’ proprio passeggiando all’interno dell’azienda Felluga che  la ricerca di qualità, quell’equilibrio perfetto determinato in parte dai metodi scientifici ma in parte dalla sensibilità umana mi richiama ad ogni passo strette analogie fra i nostri due mondi: hi-fi ed enologia… Penso a come viene gestita la fermentazione in barrique, attraverso l’ambiente (che viene riscaldato o raffreddato a seconda della necessità di accelerare o meno la fermentazione). La barrique stessa, questa botte di quercia (solo tre tipi quasi esclusivamente provenienti dal centro della Francia) dove il vino matura con una fermentazione controllata per far sì che i lieviti lavorino in un ambiente adatto, è una sintesi di umanesimo e scientificità. Tutto avviene sotto il controllo del computer ma necessita della sensibilità umana per stabilire il giusto equilibrio. Troppo freddo inibirebbe il processo innescato dal lievito portando a cessioni zuccherine anomale (si perderebbero i profumi) e viceversa!

Barrique e polemiche annesse: “La barrique non serve per dare un gusto ma per sostituire gli antiossidanti naturali dei tannini dell’uva amari con gli antiossidanti naturali del legno, più dolci, caratteristici di questo tipo di botte”.

Guardo affascinato il bastone per il battonage, processo ancora svolto secondo pratiche antiche dall’uomo… Penso alla cuvee finale, frutto di un mix di quattro linee di fermentazione differenti (in modo da stemperare l’eventuale eccesso di tannini) stabilito dalla capacità critica dell’uomo, che è in definitiva il “fattore variabile” che determina il timbro  – se mi si passa il paragone audiofilo –  del vino!

“Il buon vino si fa in cantina” racconta Felluga “grazie a un processo tecnologico per cui si arriva comunque a certi risultati anche in virtù delle capacità di chi opera. Ma un grande vino lo fa la campagna e chi vuole impegnarsi nella produzione di vino realmente di pregio ha un dovere che è quello della viticoltura di qualità prima che cantina e attrezzature facciano il resto. Microclima e terreni adatti, poi un allevamento della vite estremamente castigato, questo il nostro segreto! Siamo arrivati a una produzione per cui una vite fa una bottiglia di vino. 8000 ceppi per ettaro e circa 8000 bottiglie. Questa uva che è un concentrato di espressioni di forza di profumi, poi deve essere gestita attraverso un processo tecnologico ma il vino fuoriclasse non è più tecnologia, è esperienza dell’uomo, quasi alchimia!”.

Livio_Felluga_in_vigna

Livio Felluga in vigna

E sebbene le immagini della vendemmia e della pigiatura abbiano lasciato spazio a procedimenti più tecnologici come le presse in ambiente senza ossigeno, gli echi del passato sono  sempre presenti: “Si facevano i turni con le gomme di acqua gelata per raffreddare le vasche di legno e poi in parte in cemento. Turni giorni e notte in cui ci si riposava in cantina, intenti a raffreddare il vino quando cominciava a fermentare. Il tutto naturalmente con risultati empirici…”

C’è un’attinenza tra vino e hi-fi?

Guarda: io mi metto di notte ad ascoltare musica. Quasi al buio, guardando un quadro di un mio carissimo amico, in un momento di intimità quasi totale dove io mi scarico di tutto. Ascolto il mio jazz è ed come un lavacro, mi bevo il mio vino, se mi va, poi vado a dormire dopo quello che è a tutti gli effetti un  percorso intimo…

Credo che in entrambi i settori sia giusto innanzitutto non innamorarsi di percorsi puramente scientifici. Quando una persona riesce a ottenere delle cose attraverso un percorso scientifico è sostanzialmente appagata ma io non ho la testa per queste cose, io non sono così! Ho sviluppato la parte umanistica e mi piace pensare che si parta da un principio: il grande rispetto per le persone, un’armonia con gli altri in cui si esaltano valori fondamentali come il lavoro e l’amicizia.

Aver sviluppato questo senso critico in un altro campo aiuta?

Terre Alte di Livio FellugQuando ho creato Terre Alte, l’unico vino che ho veramente costruito dal nulla, è nato prima su linee estetiche che su linee di gusto. Viaggiavo su principi estetici, il traguardo era un principio estetico. Era il desiderio di un’armonia e l’armonia è musica, il desiderio di unire più gusti, più suoni. Era lì il punto di arrivo, però la fortuna è stato  avere percezione di questa bellezza estetica: la bellezza dell’equilibrio, la bellezza del bello… anche se non si può dire.

Ho cercato di portarla in un organo che non è certo quello dell’udito ma quello del gusto, di trasferire su un senso differente quasi una dimensione musicale, un’armonia. Il palato come l’orecchio, come una bellissima musica.

Ho usato le note, ho usato vini diversi, ho usato alti e bassi, ho usato uve diverse, toni diversi.

Quel vino non è nato da un produttore di vino, è nato da un desiderio intellettuale. Forse proprio lo spostarsi dalla pura professionalità all’ irrazionale è stato vincente. Ho visto strumenti grezzi e ho composto una canzone con l’uva.

È possibile?

A cura di Paolo Corciulo

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