Donne del vino di Sicilia

 

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Vinzia Di Gaetano

Oltre che belle, le donne siciliane sono anche brave, anzi di più.

Finita ormai da tempo l’era della donna sottomessa e relegata a ruoli marginali, vincolata da convenzioni antiquate, la presenza femminile si impone in quasi tutti i settori produttivi, incluso quello del vino. Produttrici, enologhe, agronome, responsabili marketing, manager a 360 gradi che, dalla Trinacria, si confrontano non solo con il resto dello Stivale, ma anche a livello internazionale. Immagine vincente che, nell’ultimo decennio ha contribuito fortemente a far conoscere la Sicilia nel mondo. Ma come poteva essere altrimenti? Se alla sensibilità connaturata delle donne si aggiunge la solarità e la spontaneità tipica della gente di Sicilia, il gioco è fatto. I risultati sono innegabili, concretizzati nelle cifre e riconosciuti in varie sedi ufficiali.

Lilly Fazio

Come è accaduto per esempio in occasione del premio “Donne, territorio, vini di Sicilia”, voluto dall’Istituto Regionale della Vite e del Vino organizzato qualche tempo fa a Roma, durante il quale sono state premiate 28 imprenditrici a rappresentanza dei 16 territori della produzione vitivinicola siciliana. Queste “signore del vino” si sono distinte per essere riuscite a dare un modello imprenditoriale al passo con i tempi, capace di stimolare la competitività e dare una nuova immagine del vino made in Sicily. Come altri premi organizzati in precedenza, il riconoscimento mira ad incoraggiare lo sviluppo dell’imprenditoria agricola al femminile, a sostenere donne volenterose e capaci, spesso costrette ad operare tra mille difficoltà e ostacoli sia materiali che psicologici. Sono donne che hanno accettato la sfida di competitor agguerriti senza mettere da parte la propria naturale femminilità, anzi ponendola in evidenza. Ecco allora che insieme alle strategie commerciali, ritmi estenuanti di lavoro, abbondano dichiarazioni d’amore verso la propria terra senza tanti giri di parole, rimandi poetici e agganci artistici di diversa natura.

Francesca_Planeta_292Francesca Planeta

Come fa ad esempio Enza La Fauci, una delle imprenditrici premiate, nel parlare della sua DOC Faro Oblì, blend di Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Nocera, con il suo motto “Amo la mia terra, amo il mio vino, amo la vita!” O José Rallo, volto e pilastro di un’azienda, Donnafugata, definita dalla stessa José, squisitamente “femminile”. I nomi stessi dei vini, Anthilia, Lighea e Angheli, nomi di dee o sirene, sono sì evocativi della Sicilia, ma anche della filosofia di Donnafugata, di un’azienda in “rosa”. “Le donne – ci racconta – da noi hanno una posizione paritaria e condividono e prendono le decisioni alla stessa stregua degli uomini”. Angheli (Merlot e Cabernet Savignon), in particolare, fa riferimento ad Angelica del Gattopardo. Suscita la sensualità di Claudia Cardinale, che ha impersonato il personaggio, e che ritroviamo intensa nel vino. Tra i bianchi, il Polena (Cataratto e Viognier), suggerisce la dolcezza ma allo stesso tempo la determinazione delle donne. Infatti, la scultura lignea posta sulla prua delle imbarcazioni, raffigurata in etichetta, infrange, sempre con grande femminilità, le onde anche in caso di tempesta. Queste doti le ritroviamo nella passione per la musica di José Rallo, che nel tempo si è trasformata in progetti concreti, quali corsi di formazione o promozione di giovani talenti musicali.

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José Rallo

Altra grande dama siciliana dalla caparbietà vincente è l’affascinante Vinzia Di Gaetano la quale, insieme al marito Salvatore decide a metà degli anni ’80 di investire nella provincia di Trapani pur non avendo alcuna cognizione o esperienza nel campo vitivinicolo. Superati i primi anni in cui le difficoltà non sono certo mancate, oggi il marchio Firriato è considerato un portabandiera del settore. Giovane ma ambiziosa e determinata è anche Francesca Planeta, responsabile del marketing e dei mercati esteri dell’omonima azienda di famiglia. Guida Planeta insieme ai cugini anticipando i tempi siciliani e italiani in generale, nella selezione e nel rispetto dei vitigni autoctoni, nella valutazione del microclima e ponendo particolare attenzione alla cantina. Ulteriore esempio di imprenditorialità tutta al femminile nella Trinacria viene da Mirella Tamburello a cui è stato assegnato, nel 2011, il premio De@Terra, il riconoscimento istituito dall’Osservatorio Nazionale per l’Imprenditoria ed il Lavoro Femminile in Agricoltura (Onilfa). Al centro della Valle del Belice, Mirella porta avanti il progetto di valorizzazione dei vitigni autoctoni ed in particolare mira a salvaguardare un vitigno tra i più antichi e ormai quasi scomparso, il Perricone. Non solo, coltiva, completamente in biologico, anche ulivi, cereali e ortive a pieno campo.

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Mariangela Cambria

Altra donna che ha accettato la sfida enologica è Carmela Pupillo. La famiglia Pupillo, che fa vino dal 1908 con amore e dedizione estrema, ha ridato vita ad un vitigno antico, il Moscato di Siracura, anche questo scomparso ormai da tempo. Carmela è un asse portante e anche lei ha ricevuto riconoscimenti e premi per l’attività svolta. La lista è lunghissima e vede i nomi, tra gli altri, di Francesca Curto per Curto Antica Azienda Agraria, Mariangela Cambria per Cottanera, Lilly Fazio per Fazio Casa Vinicola, Caterina Tumbarello per Cantine Pellegrino… Tenaci, dinamiche, preparate, orgogliose, ma anche sensibili e passionali, sono le ambasciatrici perfette della loro terra nel mondo. Un modello vincente, tutto al femminile, a cui fare costante riferimento.

di Elisa Santurri
(pubblicato su AROMA Luglio/Agosto 2012)

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