Lo Champagne degli Zar

Qualche tempo fa nei fondali del canale della Manica venne rinvenuto il relitto di una nave russa con a bordo, perfettamente conservato, un carico a dir poco eccezionale: decine di casse marchiate Louis Roederer desitnate al sovrano Nicola II, grande consumatore di Cristal, conosciuto da sempre come lo champagne degli Zar.

Le bottiglie, assolutamente integre e per nulla rovinate nel loro prezioso cotenuto dopo un riposo di oltre cent’anni in fondo al mare, vennero battute all’asta da Christie’s ad un prezzo da infarto ma i compratori, aprendo il chiavistello della loro dorata prigione, giurarono di non aver mai bevuto nulla di così straordinario…

Una bella publicità per la prestifiosa maison di Reims, fondata nel 1776 ma divenuta la più esclusiva azienda produttrice nel 1876, quando lo Zar Alessandro II ordinò alla Louis Roederer una bottiglia speciale fatta apposta per lui. Un mitico “prestige cuvèe” venne così racchiuso in una bottiglia disegnata da un maestro vetraio finlandese che la concep+ in cristallo a base piattacon tanto di stemma imperiale sul dorso. Il Cristal era dunuqe nato, anche se la Rivoluzione d’Ottobre segnò il maestro ritiro dello champagne dalle tavole aristocratiche sino alla fine della guerra, quando la bottiglia d’oro dal packaging inconfondibile ritornò in auge come il più ambito status symbol allo stato liquido.

Certo nella cantina dei sogni ci sono in prima linea Petrus e Romanèe Conti (tra i cento vini che è peccato mortale non gustare prima di morire, almeno secondo gli intenditori) ma il fascino del Cristal è irresistibile. Per non parlare della resa organolettica: la spuma è ricca con bollicine finissime ed interminabile, le sensazioni olfattive sono ampie, intense e ricordano la crosta di pane caldo, la frutta secca, il miele, il cioccolato e delciate sensazioni speziate. Al palato è ricco, soddisfacente con una concentrazione e lunghezza entusiasmante, e all’esame visivo non può che rivelarsi: cristallino! Viene prodotot unicamente nelle annate migliori con uve (55% Pinot Noir e 45% Chardonnay) provenienti da vigneti classificati al 100% nella scala qualitativa dei crus.

I prezzi sono fortemente sconsigliati ai deboli di cuore: si va da un minimo di 200 euro per arrivare a circa 700 euro per il rosé (introvabile) o ben oltre il migliaio per il magnum da 1,5 lt. Spiccioli rispetto alle quotazioni dei grandi Pomerol, i borgognoni o i bordolesi, ma non proprio per tutte le tasche… Forse soltanto a Natale o Capodanno è consentito non badare a spese e scegliere questo gioiello di raffinatezza ed eleganza per fare o farsi il più prezioso dei regali…

(pubblicato su Aroma di novembre/dicembre 2008)

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