L’arte antica e moderna dell’ikebana

Incontro con Luca Rammacciotti

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Fin da ragazzo il mio pittore preferito in assoluto è stato Giuseppe Arcimboldo. Mi piaceva come utilizzava frutta e verdura per dipingere le sue “Teste Composte”. Come da una forma se ne generasse un’altra simile alla precedente e pur tuttavia completamente diversa. Più volte, nella mia vita mi sono avvicinato al mondo vegetale. Sia per l’aromaterapia, sia per gli studi effettuati nel corso della mia preparazione da sommelier (dove oltre ad intendersi di vini bisogna anche capire come abbinarli ai diversi gusti). Mai però mi sarei immaginato di trovarmi a lavorare con frutta e verdura nell’ambito dell’ikebana. Sono Maestro (il mio nome d’arte è Shion ovvero Il rumore del vento tra i rami) della Scuola Sogetsu. In Giappone vi sono moltissime scuole di ikebana, ma le principali sono tre: Ikenobo (la prima in assoluto), Ohara e Sogetsu. Quest’ultima è nata in epoca piuttosto recente (1927) ed ha portato ad una rottura degli schemi classici dell’ikebana dando a questa arte una connotazione moderna, scultorea. Per la prima volta in queste composizioni si va ad utilizzare anche materiale secco, colorato o non convenzionale (carta, legno, ferro ecc). Il corso base della Scuola è composto da quattro livelli durante i quali si studia anche una particolare composizione denominata morimono (letteralmente “cose ammucchiate”). Nasce dall’usanza di offrire agli ospiti i prodotti migliori del giardino personale disponendoli su vassoi laccati e a noi possono ricordare le nature morte dei classici dipinti occidentali. Oltre che uno studio di forme e colori, come vedremo, può essere anche un simpatico modo di arredare, cucine, salotti o altri luoghi della casa. Il morimono inoltre nei mesi estivi, quando non vi è molta scelta e i fiori si avvizziscono facilmente, o si trovano solo di serra e sono spesso tenuti in cella frigorifera, rappresenta una vera risorsa. Frutta e verdura ci permettono infatti con la loro lunga durata (andando a non utilizzare materiale deperibile come l’insalata) di ravvivare le zone della nostra casa, o ristorante o bar, dove decideremo di posizionarli dovendo semmai cambiare solo quei fiori o rametti freschi che avremo comunque deciso di utilizzare. Potremo scegliere frutti, radici, foglie, fiori, verdure a seconda del colore, le forme e l’abbinamento che vorremmo eseguire.

Morimono2Creeremo la nostra composizione su un piatto, su una tovaglia, su una foglia ponendo l’accento sulla massa o sul colore o sulle forme ricordando che spesso questa è una composizione utilizzata per augurare prosperità (quindi se possibile eviteremo materiale spinoso o velenoso). Il morimono, nelle forme in cui lo troviamo oggi, risale all’inizio del XX secolo, in origine i materiali erano disposti in maniera estemporanea, la composizione era eseguita di getto. In seguito, usata invece per scopi decorativi ed estetici, ha iniziato a presentare anche schemi prestabiliti come la disposizione su di un immaginario triangolo che deve estendersi per 1/3 della lunghezza del recipiente lasciandone liberi i 2/3. Questi principi di disposizione spaziale fanno parte anche delle complicate regole dell’apparecchiatura della tavola giapponese. La massa triangolare può essere disposta sia a sinistra sia a destra del nostro contenitore. Qui la nostra fantasia dovrà scatenarsi ai massimi livelli creando qualcosa di unico per bellezza, forma e colori con quei materiali che solitamente in ikebana non si utilizzano. Dovremo scegliere il materiale vegetale tenendo conto del colore e della grandezza del vassoio, ripiano o altro elemento su cui faremo il morimono. Anche qui volendo possiamo scegliere tre elementi principali come per l’ikebana (lo Shin – il ramo più importante – lo andremo a collocare nel punto focale del nostro contenitore) ed altri come ausiliari, uno di essi sarà posizionato sulla parte vuota della nostra base (per creare una prospettiva più ampia) a meno che uno dei tre elementi principali non occupi lo spazio in orizzontale. L’importante è che si comunichi che sono un’unica cosa e non vari elementi messi vicini. Se creeremo la classica forma triangolare andremo a posizionare il morimono su un vassoio rettangolare, se invece avrà una forma più geometrica su di uno rotondo o se il morimono sarà in stile libero potremo decidere di realizzarlo direttamente su di un piano o porvi sotto un appoggio dalla forma irregolare.

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Nel morimono classico non si mescolavano assieme frutta ed ortaggi, ma spesso oggi ci si basa più sul rapporto tra masse e colori. I rami possono essere inseriti direttamente nella frutta (ma attenzione, non si deve vedere il punto di attacco), se freschi (come il materiale tipo asparagi, foglie di lattuga, fiori) invece posizioneremo una ciotolina con dell’acqua ed un kenzan (reggifiori utilizzato in ikebana) tra gli elementi in maniera che nascondano il tutto e ci diano la possibilità di fissare liberamente i nostri materiali. Possiamo posizionare un foglio di carta oleata (che andrà occultato) sotto a quegli alimenti che potrebbero macchiare o sciupare il piano su cui andremo a fare il nostro morimono. Se dovessimo unire tra di loro degli elementi potremo ricorrere a degli stecchini di legno o al fil di ferro usato dai fiorai. Il materiale scelto sarà quello che la fantasia ci suggerisce: dalle pigne alle zucche decorative, prediligeremo quegli ortaggi dai colori brillanti (pomodori, peperoni, melanzane) o dalla forma particolare (il taro o l’ocra), mentre per la frutta non abbiamo che l’imbarazzo della scelta anche se la preferenza dovrebbe andare sempre a quella di stagione. Il popolo giapponese ha uno stretto rapporto con la natura, se ne sentono parte integrante e il “sapore di stagione” (shun no aji) è l’espressione da loro usata per indicare il piacere che provano nel gustare i cibi di ogni ciclo dell’anno.Gli agrumi sono molto decorativi come anche l’ananas, il melograno, l’uva o le susine. I frutti di bosco daranno al nostro lavoro sempre un tocco di leggerezza ed eleganza. Possiamo decidere se utilizzare il materiale intero, tagliare uno o più frutti od ortaggi oppure dividerli in pezzi che andremo a riassemblare mescolandoli con fantasia. Le relative tecniche e lo studio sulla forma, il colore (in armonia o contrasto) o i chiaroscuri sono nati in base all’esperienza delle varie scuole di ikebana e servono a facilitare il lavoro di chi fa questo genere di composizione e ne segue i consigli. A volte possono sembrare di una semplicità unica, ma quanto studio, quanta osservazione c’è da fare per giungere a quel risultato di essenzialità! Sicuramente un morimono posto in casa, all’ingresso di un ristorante, sul bancone di un bar, in un negozio di gastronomia, servirà a presentare frutta e verdura in modo innovativo, artistico e scultoreo facendoci dimenticare per sempre le pesanti piramidi di frutta che spesso abbiamo occasione di osservare.

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www.lucaramacciotti.it
www.ikebanado.com

Testo e foto di Luca Ramacciotti
(Pubblicato su Maggio/Giugno 2012)

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