Alessia Meli

Come si costruisce (e si organizza) la cantina ideale?

La costruzione di una cantina e di una carta dei vini avviene gradualmente e secondo una precisa linea di pensiero. Intendo dire che la carta deve essere ragionata e conforme ad un progetto, da seguire negli anni con acquisti mirati anche in funzione della costituzione delle profondità. Avere una specializzazione, una passione che consenta un particolare approfondimento e che dia quel quid in più alla carta dei vini è poi per me requisito e vezzo irrinunciabile.
Quali bottiglie rappresentano un must in una collezione enologica?
Nella mia cantina ideale (ma soprattutto in quella reale!) un posto di rilievo è riservato agli champagne e ai vini bianchi della Loira, in particolare Vouvray sec, Sancerre e Poully Fumè, così come sul versante dei rossi immancabili e ricche dovrebbero essere le selezioni degli austeri e grandiosi Barolo e Barbaresco, degli eleganti Sangiovese toscani e dei preziosi Bordeaux. Naturalmente, tralasciando i miei gusti personali, una collezione enologica non può prescindere dalla Borgogna, sia in tema di bianchi, tra i migliori al mondo, che di rossi, così come non possono mancare all’appello i Riesling tedeschi e i rossi spagnoli della Rioja, della Ribera del Duero e del Priorato. Per rimanere in Italia, è doveroso dare risalto all’enorme ed invidiabile patrimonio ampelografico, con la miriade di vitigni autoctoni che abbiamo potrebbe essere un iter naturale da continuare a seguire nei prossimi anni.
I suoi vitigni prediletti?
I miei vitigni del cuore sono Riesling, Chenin Blanc, Nebbiolo e Cabernet Sauvignon.
Quando è scoccata la scintilla con il vino?
Determinante, nell’iniziazione alla passione per il vino, è stato l’incontro fortuito con le prime due bottiglie di bianco, all’epoca oggetti non ancora identificati: uno Chablis e un Sancerre di produttori molto noti. Il gusto, come per una sorta di imprinting, si è evoluto sulla base dei parametri iniziali, prediligendo la Francia. Grandi bottiglie di Barolo, pur non essendo state “quelle della vita”, sono state protagoniste di serate indimenticabili. Più filosoficamente il vino della vita è quello della prima emozionante scoperta, è quello della sera passata e di quella che deve ancora venire, è la passione, curiosità, lavoro e tanta fatica, è quello che mi ha fatto cambiare vita in modo definitivo, che mi ha indicato la strada professionale da seguire e che giustifica tutti i sacrifici fatti e quelli ancora da fare. Insomma, è molto di più di una semplice etichetta.
Quali sono le regioni che le interessano maggiormente?
Al momento, oltre alle passioni già dichiarate, oggetti della mia curiosità e dei miei consigli sono i vini della Valle d’Aosta e quelli dell’Etna.
E le migliori cantine a Roma?
Difficile indicare le cantine migliori della città. Restringo il campo a due soli nomi relativi a ristoranti un po’ meno tradizionali nella loro offerta e che trovo particolarmente piacevoli e in linea con il mio gusto: Roscioli e Casa Bleve. Una scelta puramente personale, però!

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