Fabio Campoli

Intervista al noto chef protagonista di tante apparizioni televisive nonché promoter del “Circolo dei Buongustai”. Passioni, segreti, curiosità di uno dei personaggi più amati del panorama gastronomico italiano.

Come è nata la sua passione per la cucina e cosa l’ha spinta ad intraprendere la professione di cuoco?
Il piacere di trascorrere ore liete a tavola e il buon mangiare rientrano nelle cose che ho sempre amato. I profumi e i sapori dei piatti della mia infanzia fanno parte della memoria, un archivio di piacevoli sensazioni ed emozioni legato al mondo dei miei affetti. Ho iniziato questo lavoro quasi per caso, i miei insegnanti delle medie mi convinsero nel frequentare un istituto professionale-alberghiero. Come accade in tante occasioni della vita all’inizio questa scelta non mi persuadeva perché era lontana da ogni mia aspettativa lavorativa. Invece oggi, anche alla luce dei traguardi raggiunti, sono grato ai miei professori, di aver ascoltato quei consigli che mi hanno permesso di esprimere al meglio il mio “io” lavorativo. Sono riuscito a dare voce, grazie a questo mestiere, al mio pensiero, alla mia voglia di dire e fare.

Che consiglio darebbe ad un giovane cuoco?
La scelta della scuola è importante, ma non si può pensare che quella alberghiera sia una scelta di ripiego, anzi, è un indirizzo che prepara ed inserisce i ragazzi molto presto nel mondo del lavoro, per cui è una decisione da prendere con serenità ma con molta consapevolezza. Consiglio ai ragazzi di studiare, di scegliere bene le prime esperienze di lavoro, non privilegiare il facile guadagno ma cercare di apprendere, perché esperienze di qualità altamente formative non sempre sono molto remunerative.

Come si arriva a diventare un famoso chef televisivo, questa notorietà ha agevolato la sua professione?
Prima di iniziare la mia attività in televisione ho avuto un importante percorso professionale, sono partito dalla gavetta a 14 anni e a 23 ero già chef in un noto albergo. Dal 2000 sono presente in tv, credo che oltre la professionalità abbia avuto una grande importanza la costanza e l’affidabilità nel lavoro che svolgo. Non creo mai problemi, li risolvo… Fare televisione è un lavoro che si apprende con l’esperienza, sicuramente ha agevolato la mia professione, infatti mi ha messo nella condizione di imparare continuamente, sia perché per molti anni ho lavorato vicino a nutrizionisti, sia perché sono molto curioso e vado sempre a cercare cosa succede agli alimenti durante la loro trasformazione studiandone a fondo le caratteristiche.

Di cosa si occupa l’associazione “Il Circolo dei Buongustai” di cui lei è il promotore? E qual è il suo fine?
Il Circolo dei Buongustai ha tra i suoi obiettivi quello di salvaguardare i valori sociali, culturali e morali del convivio inteso come felice momento di conversazione, di gioia, di piacere e di amicizia. Il Circolo si pone a tutela della tipicità e della autenticità dei prodotti preservando i sapori, i profumi e le componenti organolettiche dei nostri alimenti, tenendo sempre al primo posto gli aspetti legati alla nostra salute.

Le sue creazioni hanno contribuito alla scenografia di importanti produzioni cinematografiche e televisive, i suoi libri sono dei best seller nel campo della gastronomia, ha ricevuto importanti riconoscimenti, ma nella sua vita professionale qual’è stata la soddisfazione che le ha toccato il cuore?Risale a poche settimane fa: la fine della trasmissione “Sabato e domenica estate”. E’ stato un momento ricco di soddisfazione e di conferme professionali ed umane sul lavoro svolto in questi anni.

Lei ha avuto occasione di conoscere nelle sue trasmissioni tante celebrità dello spettacolo e della cultura, ci può raccontare qualche aneddoto divertente?
Certo, una volta ad un presentatore si sono rotti completamente i pantaloni prima di andare in onda e ha condotto l’intero programma appoggiato al mio tavolo di cucina, è stata dura rimanere seri. Un’altra volta mi sono tagliato il pollice ed ho lavorato con una sola mano mentre l’altra gocciolava sangue nascosta dalle telecamere. Ma potrei raccontarne a decine!

Secondo lei tecnologia ed innovazione come si relazionano?
Dipende sempre dalle persone, sono importanti entrambe, ma ci deve essere equilibrio, personalmente non sono per gli eccessi e spesso vedo un uso improprio di questi mezzi.

Quando le capita di recarsi in un ristorante con quali criteri lo sceglie?
Non faccio di “tutta un erba un fascio”, ci sono posti dove è piacevole stare e Roma ha tanti esempi, ma troppo spesso chi apre un ristorante non conosce o ha perso il senso dell’ospitalità. Come cliente, se vengo a “casa tua”, mi piacerebbe essere accolto nel giusto modo, trovare un ambiente salubre, lindo e curato, vedere gente che è dedita al lavoro con impegno, attenzione e non ultimo trovare una cucina, di qualsiasi livello, ma realizzata con amore, pulizia, etica e rispetto per il cliente. Non amo andare a mangiare prodotti di scarsa qualità, di dubbia provenienza, lavorati all’eccesso e cucinati senza conoscenza e professionalità, insomma se è così…. Non mi invitate! Mi cucino da solo…

(pubblicato su Aroma di novembre/dicembre 2008)

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