C’era una vodka. Un’educazione spirituale da 0° a 60°

Una generazione, “non quella del ‘68 ma quella del Vat 69”, celebre blended scotch dell’epoca, raccontata attraverso i costumi di un’intera società del bere e i ricordi personali dell’autore, Sapo Matteucci, giornalista ed esperto di food&wine, giunto con “C’era una vodka. Un’educazione spirituale da 0° a 60°”, alla sua seconda fatica letteraria. Un libro a metà tra un diario e un compendio sul bere bene, in cui si intrecciano drink e ricordi: da quando le sue giovani labbra assaggiarono per la prima volta il gusto di quella “bottiglietta a forma di grosso punto esclamativo rosso alla rovescia”, il Campari Soda, che Sapo aveva il compito di portare ogni giorno alla madre in spiaggia, a quando il barman Renzino gli fece affogare le sue pene d’amore in quello che fu il suo primo, indimenticabile Daiquiri, il cocktail prediletto da Hemingway. Un binomio di alcool ed emozioni, “Non ricordo il primo bacio, ma il primo alkaseltzer sì” (ovvero il più efficace rimedio ad una sbronza), in una relazione che cresce ed evolve dal bere giovane e stordente a quello più maturo e consapevole dei grandi vini e distillati. Un mondo colorato ed emozionale raccontato da un esperto del bere, da leggere degustando uno dei tanti drink che vi sono raccontati ma… con moderazione!
C’era una vodka. Un’educazione spirituale da 0° a 60°. Di Sapo Matteucci. 267 pagine. Prezzo: 16. Edizioni Laterza.

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