Cucina per bambini: come tenere lontani i capricci dalla tavola e mangiare con il sorriso

Terreno di smorfie, bizze e capricci quello che vede gareggiare i bimbi e il cibo. Oppure, sarebbe meglio dire, le mamme italiane e l’alimentazione dei loro figli. Sì, perché dietro al rapporto tra i bambini e la tavola si nascondono molti aspetti connessi invece ai legami che si instaurano con i propri genitori.

Non è certo facile invogliare i cuccioli della casa a mangiare tutto quello che, per necessità, il loro organismo deve imparare a conoscere. Ma la scienza alimentare e qualche accorgimento che strizza l’occhiolino a concetti legati alla cromoterapia e, più in generale, ai rudimenti della psicologia infantile, ci aiuterà a vivere meglio il rito del pranzo e della cena. Proprio il rito è un concetto chiave: chi, ad esempio, non ha dovuto saggiare sulla propria pelle la titanica fatica di abituare il proprio figlio a dormire da solo?

Tutti i libri di pedagogia in materia si affidano appunto alla ritualità: ripetere gli stessi gesti negli stessi orari per creare un’abitudine che renda l’allontanamento da mamma e papà sempre meno traumatico. A tavola funzionano le stesse regole… ma con un aspetto decisamente più vantaggioso: ci si avvicina ai propri piccoli. Si comincia con il farci aiutare ad apparecchiare la tavola (il bambino si sentirà coinvolto in questa pratica da “grandi” dimostrandosi sempre più disponibile ad accondiscendere a richieste altrimenti fonte di capricci), al preparare le pietanze, oggetto stesso del pranzo e della cena, magari aiutando la mamma esperta a scapito di un papà pasticcione che apprezzerà molto le opere culinarie della sua famiglia di cuochi provetti (la Disney ha ben pensato di scrivere il libro Ricette da fiaba, 101 – non a caso – ricette originali tratte dai lungometraggi classici, per un tuffo nella magia per grandi e piccini).

Si potrebbe, inoltre, creare un piccolo orto domestico, in cui i bambini si impegnino in prima persona. Basta vedere ciò che accade con gli orti scolastici: bambini che normalmente rifiutano le verdure, mangiano di gusto quelle coltivate da loro stessi. Altro concetto-chiave è il piacere: e l’hanno capito bene dietologi, dietisti, nutrizionisti, educatori, responsabili della refezione scolastica e tutti coloro che ruotano intorno al baby food. I pargoletti devono potersi godere ciò che mangiano senza troppi predicozzi su cosa fa bene e cosa fa male.

L’educazione al gusto dovrà, certo, passare anche per le tanto odiate verdure ma dobbiamo anche poter prendere i nostri figli per la gola, attraverso uno dei sensi che da grandi si svilupperà maggiormente, poi ben vengano anche le informazioni di tipo nutrizionale, ma a partire da un approccio godereccio al cibo.

Stimoliamo allora la loro innata curiosità. Aiutiamoci con la fantasia per far magari passare un mazzo di broccoletti come ciuffo di capelli del nostro hamburger trasformato magicamente in un volto buffo con due uova al posto degli occhi ed un pomodoro per il suo nasone da clown! Allora, visto che un gourmet non si improvvisa, cerchiamo di formarlo dalla nascita, seguendolo passo dopo passo, proponendogli dei piatti vari e stuzzicanti, ma non per questo meno nutrictionally correct.

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Quando leggere riconcilia con il cibo

Letteratura, fumetti, cartoni animati vengono spesso usati come mezzo per trasmettere ai bambini messaggi che riguardano il cibo. “Un tesoro nascosto”, una delle opere di Alison Uttley (1884-1976) tradotte in italiano, corredata dalle splendide illustrazioni di Margaret Tempest con personaggi come Talpa Talponi, la Lepre Marzolina, Spazzolino, Porcospino, la Gallina Rosina.

Altrettanto affascinanti sono, per i piccoli lettori, le bucoliche avventure di Peter Coniglio create dalla celebre Beatrix Potter (1866-1943), vera capostipite di questo genere letterario. Qui le storie si dipanano intorno all’orto del signor McGregor, in cui i coniglietti vanno a fare incetta di carote ed insalate. Più recentemente, Jill Barklem, altra autrice e disegnatrice inglese, ha creato “The world of Brambly Hedge” (Il mondo di Boscodirovo). I topolini protagonisti di queste tenere storie amano organizzare feste e sono spesso indaffarati in cucina (le bellissime immagini rendono il tutto ancora più invitante). A Boscodirovo ci sono luoghi magici in cui ogni bimbo/lettore vorrebbe essere catapultato: la Latteria di Papaverina Smeraldini, il Mulino di Polverino Farinelli, le cucine del Palazzo della Vecchia Quercia, ma soprattutto l’Emporio Tronchetti, dove vengono conservate le provviste della comunità.

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Gli amici e i nemici della tavola dei piccoli

> AMICI:
LATTE E LATTICINI: indispensabili per fare il pieno di calcio. I formaggi consigliati sono quelli stagionati come parmigiano e grana.
VERDURE E FIBRE: le verdure, soprattutto se crude, e le fibre, sono indispensabili anche per la corretta funzionalità intestinale. Ai bambini piace molto il sapore degli spinaci, delle carote e del sedano.
PESCE: i bambini dovrebbero assumerlo tre volte alla settimana. Evitare di nasconderlo con salse e piatti troppo elaborati, cercare invece di far riconoscere la forma del pesce, potrebbe essere un gioco divertente, anche quando si ha a che fare con sogliole e merluzzi. Più graditi, in generale, i pesci senza lisca, come gamberi e calamari, molto ricchi di calcio.
FERRO: CARNE, FAGIOLI, CECI: il ferro è fondamentale sia per la formazione delle cellule del sangue, che per aumentare le capacità di concentrazione mentale, sia per combattere la carie.
FRUTTA: scegliere quella a più basso contenuto di zuccheri, per esempio anguria, melone e fragole.

> NEMICI:
ZUCCHERI SEMPLICI: ridurre l’assunzione di zuccheri semplici, dimezzare i cucchiaini se occorre.
DOLCI: evitare le merendine e privilegiare torte e merende “della nonna”.
BEVANDE ZUCCHERATE: promuovere l’uso dell’acqua come bevanda, magari gassata fresca.
FRUTTA SECCA: ha un’elevata densità zuccherina e adesività sul dente, ma anche un altissimo contenuto calorico che favorisce l’obesità.
SPUNTINI FUORI PASTO: bandire i fuori pasto. Introducono una quantità eccessiva di calorie favorendo l’obesità.

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> Il caso della full tank
Una coppia americana ha studiato in modo scientifico una soluzione ai capricci dei figli. John, cuoco per passione, e Whitney, pediatra, sono partiti indagando i motivi per cui molti bambini crescendo sviluppano un’avversione per le verdure o per l’acqua a favore di altre bibite. Gli Anderson si sono impegnati per scoprire chimicamente come aggiungere verdure al cibo mascherandone il gusto e senza alternarne il colore e, dopo pochi anni, hanno fondato la Full Tank e lanciato la loro linea di cibo per bambini surgelato e pratico da cucinare, ma sano. Inizialmente si trattava di pasta contenente una quantità di purè di carote mascherata da sugo rosso. Una volta provato che ai bambini piaceva, ne fu introdotta la vendita nelle scuole elementari locali e dopo due anni in cui vennero affinate diverse ricette, gli Anderson iniziarono la vendita al dettaglio. Considerato che l’aspetto del cibo è fondamentale, e quindi anche tutta la parte ludica intorno ad esso, la Full Tank ha incaricato uno studio di Seattle di disegnare il packaging della nuova gamma di prodotti. La nuova linea si chiama Baby Fuel ed è pensata per il viaggio, si scongela in poco tempo, non necessita infatti di posate e può essere facilmente trasportata in borsa. Su ogni confezione, oltre alla descrizione degli alimenti, c’è una parte dedicata ai bambini. Vengono presentati in maniera giocosa Jet e Sam, i personaggi simbolo del prodotto, il loro carattere, i motivi per cui piace quel prodotto e la loro dieta abituale, in modo che il bambino si identifichi con i due protagonisti e venga invogliato a mangiare.

di Fancesca Pizzuti
(pubblicato su Aroma di marzo/aprile 2010)

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