Liquirizia, black passion

Pianta resistente al gelo (in gergo tecnico “perenne rustica”) è diffusa ovunque nel mondo ma la specie da noi conosciuta, usata e apprezzata è quella che cresce nei terreni argillosi dell’Europa mediterranea. Introdotta in Occidente nel ‘400 dai frati domenicani, in realtà il suo utilizzo risale a molti secoli prima (Ippocrate la decantava come rimedio miracoloso contro il sorgere della tosse) sia nell’antico Egitto che in estremo Oriente, dove tutt’oggi si sfruttano appieno le sue proprietà medicinali che favoriscono la digestione, depurano (molto indicata come diuretico) e svolgono un’efficace azione antinfiammatoria.

In commercio si trova sotto forma di radice da masticare, di caramelle gommose, di bastoncini da mordere (un ottimo antistress!) o anche in tisane depurative molto efficaci soprattutto se consumate alla fine della giornata. Sul social network Facebook c’è un Fan Club dedicato all’arte di srotolare la mitica caramella gommosa Haribo… a Rossano, in Calabria, regione ricchissima di stabilimenti di questa radice preziosa, la famiglia Amarelli ha persino realizzato un Museo della Liquirizia all’interno della sua dimora quattrocentesca, sede storica dell’azienda.

All’interno incisioni, documenti, libri e foto d’epoca a testimoniare l’arte agricola e la cultura della vita quotidiana in campagna. Lei, la protagonista, appare agli occhi dei visitatori in un ramo sotterraneo, affiancata da documenti della sua iniziale lavorazione nei “conci” della zona. Percorrendo l’itinerario della mostra, al centro della galleria viene illustrato il sistema di produzione tradizionale, quello che vedeva lavorare con attrezzi artigianali le “balle” di radice, fino ai primi, ancora rudimentali, macchinari moderni.

Vale la pena visitare anche la sala che ospita una fedelissima rappresentazione raffigurante un punto di vendita di liquirizia dell’Ottocento, dettagliatamente arredato con gli oggetti dell’epoca. Chiude la passeggiata temporale l’attualissimo desk tecnologico, moderna appendice informatica dalla quale interfaccia si può navigare all’interno del sito web: www.liquirizia.it, vero e proprio archivio telematico contenente anche una serie di documenti risalenti all’epoca della commercializzazione con mostra dei libri contabili e della corrispondenza intercorsa dagli antenati della famiglia Amarelli con i mercanti del tempo.

Curiosità: nella primavera del 2004 le Poste Italiane hanno dedicato al Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli un francobollo della serie tematica “Il patrimonio artistico e culturale italiano”. Sul web, ulteriori interessanti approfondimenti sul sito della Haribo (www.haribo.com) che riproduce anche la storia pubblicitaria del prodotto, attraverso una nostalgica carrellata di vecchie immagini d’epoca e notizie dell’evoluzione storico-commerciale della celebre caramella gommosa.

E in cucina? Soprattutto quella alta, inventata continuamente dai grandi chef, ha recentemente valorizzato questo ingrediente, realizzando ricette caratterizzate dal suggestivo accostamento della liquirizia con elementi talvolta inconsueti, in realtà capaci di fondersi tra loro in perfetta armonia (ad esempio l’arancia o lo zafferano). Ecco una ricetta esemplare, firmata da Massimiliano Alajmo

Le ricette:

[RIF:1689|_self|]Risotto allo zafferano con polvere di liquirizia[/RIF]
[RIF:1690|_self|]Liquore alla liquirizia[/RIF]

di Francesca Pizzuti
(pubblicato su Aroma di novembre/dicembre 2010)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.