Pigneto, nella città aperta

Qui hanno girato le scene più belle dei loro film Rossellini, Germi e Pasolini. Dove un tempo c’erano casamenti fatiscenti e strade sterrate, oggi ci sono belle case a due piani ma soprattutto nuovi ristoranti, winebar e negozi design. Tutto questo e molto di più è il Pigneto, piccolo quartiere isola pedonale, vero meltin’ pot di culture diverse vista la presenza di un ristorante africano e di un kebab. E della Roma che non c’è più rimangono ancora qualche bar, pizzerie al taglio e il vecchio mercato mattutino dove fare la spesa quotidiana.

Erano gli anni ‘40 e dopo Porta Maggiore la città sembrava finire, oltre la ferrovia cominciava la campagna con le baracche e gli agglomerati periferici. All’incrocio tra Via Prenestina, Via Casilina e l’Acqua Bullicante, c’erano le prime case del Pigneto, una sorta di triangolo già abitato intorno alla fine dell’ottocento e che prende il nome dalla presenza di una lunga fila di pini, molti ancora presenti, posti lungo il muraglione di Villa Serventi.

Proprio nel 1944 Roberto Rossellini iniziava a scrivere uno dei capolavori della cinematografia mondiale, “Roma città aperta”, e tra le scene più famose del film c’è sicuramente quella in cui una straziante Anna Magnani, nei panni di Pina, viene uccisa dai soldati tedeschi proprio qui in Via Raimondo Montecuccoli. La stessa Anna Magnani nel 1951, quando girerà il film “Bellissima” di Luchino Visconti, in compagnia di Walter Chiari, tra un ciak e l’altro passeggerà da queste parti.

Il bar della famiglia Necci è già lì, in Via Fanfulla da Lodi, al civico 68. E’ uno di quei bar di quartiere che oggi non ci sono più, dove bere un caffè, un amaro, giocare a carte e biliardo. Pochi anni dopo un altro grande regista si aggira inquieto per la periferia romana per scegliere scorci, angoli, vie e piazze particolari dove girare il suo primo film. Lui è Pier Paolo Pasolini e il film è “Accattone”.

Proprio Pasolini così ricorda: “Erano giorni stupendi, in cui l’estate ardeva ancora purissima, appena svuotata un po’ dentro, dalla sua furia. Via Fanfulla da Lodi, in mezzo al Pigneto, con le casupole basse, i muretti screpolati, era di una granulosa grandiosità, nella sua estrema piccolezza; una povera, umile, sconosciuta stradetta, perduta sotto il sole, in una Roma che non era Roma”.

E’ la storia di Vittorio Cataldi, accattone nullafacente che vagabonda in cerca di espedienti tra l’Eur, l’Ostiense, Borgata Gordiani e appunto il Pigneto. L’attore è Franco Citti e il bar dove di giorno bighellona con i suoi amici è proprio quello della famiglia Necci. Oggi dopo anni il bar è stato venduto e in primavera riaprirà con lo stesso nome come ristorante di cucina italiana grazie agli sforzi di Massimo Innocenti, già proprietario dell’Oppio Caffè e del music bar Micca Club.

Le strade sterrate e polverose, la campagna intorno a casette basse, a un piano o due, con lo skyline in lontananza di San Lorenzo non ci sono più. Già da tempo gli edifici e i palazzi che sono sorti negli anni ‘70 e ‘80 sono stati ristrutturati, ancora qualche vecchia famiglia abita qui ma sono molti i giovani studenti fuori sede e i trentenni romani che hanno trovato casa, in affitto o comprando, attratti da questa atmosfera insolita – una lunga strada pedonale con tante piccole vie traverse – dove vivere lontani dal traffico come in un grande paese. E proprio lungo via del Pigneto da poco sono sorti due indirizzi curiosi.

Il primo è Pigneto 41, allo stesso numero civico dell’isola pedonale, winebar e ristorante di cucina romana di Luca Papa; il secondo è… Primo, ristorante dello chef Marco Gallotta, per anni executive chef di ‘Gusto, che prorio alla fine di dicembre ha inaugurato il suo locale. Arredato come una moderna osteria, tra un’insalata di polpo, patate e pomodori, baccalà al forno con cipolle patate e olive e moscardini al tegame, la tradizione di Roma rivive attraverso le mani di un giovane chef di talento.

E se al civico 207 La Locanda de l’Interprete è indirizzo sicuro già ben collaudato, per un aperitivo, un panino per placare la fame o semplicemente fare la spesa, al numero 18 c’è un vecchio Vini e Olii che pur mantenendo lo spirito di cinquanta anni fa è diventato indirizzo cool per tutti i giovani che a tutte le ore si aggirano per il quartiere.

INDIRIZZI:
– La Locanda de l’Interprete, ristorante di cucina italiana moderna, Via del Pigneto 207. Tel. 3343923468. Chiuso domenica, aperto solo la sera.
www.interpretelocanda.com
– Primo, Via del Pigneto 46. Tel 067013827. Aperto a pranzo e cena.
– Pigneto41, Via del Pigneto 41. Tel 0670399483.
– L’Infernotto, Via del Pigneto 31. Tel. 0670304040. Aperto dalle 18.30 alle 24. Chiuso domenica.
– Vini e oli, Via del Pigneto 18. Tel 0670301049. Aperto dalle 18.30 alle 24. Chiuso domenica.

(pubblicato su Aroma di marzo/aprile 2007)

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