Alla Garbatella apre L’Ambretta. Il futuro è tra noi?

26 Settembre 2013

Pensate al cuore della Garbatella. Quello alle spalle della Regione Lazio, sede lavorativa fantozziana, quello dei villini anni ’20, quello attorno alla piazza Damiano Sauli immortalata da Nanni Moretti in “Caro Diario” e che ospita il fantomatico Bar dei Cesaroni.

In un altro ambiente storico, il Teatro Ambra, ex chiesa sconsacrata, apre oggi L’ambretta, un concept ispirato alle avanguardie di Berlino, Londra, Tel Aviv, New York, ma in uno stile tutto nostrano, come evoca il nome/marchio dello scooter Made in Italy.

Anzi, ad essere precisi: una enocibolibroteca, dove vivere in un unicum, il patrimonio storico, artistico, culturale, paesaggistico ed enogastronomico del Sistema Cultura Italia.

Quindi: cinema, libri, musica, teatro e cibo (quello, in realtà (per ora?) poco, vista l’assenza di canna fumaria, ma si è comunque soddisfatti da drink ben eseguiti, snack e una bella selezione di sottolio, salumi e formaggi nazionali). Uno spazio energico e versatile che si presta ad ogni tipo di esigenza e situazione sociale, dalla cena intima (nel T42) a quella tra amici (Ambrivé), dalle degustazioni (L’Ambrolatorio) fino ai grandi eventi culturali (Ambracadabra). C’è pure il cortile esterno, grandissimo, con un piccolo angolo bar, i tavoli e gli ombrelloni (ma dove non si può assolutamente fare casino: è pur sempre una chiesa sconsacrata…).

Un luogo dove il cliente non deve sentirsi solo tale, ma deve partecipare attivamente al “viaggio esperienziale, attraverso una fruizione contemporanea di tutto ciò in cui siamo attivi protagonisti, mettendo in campo le nostre esperienze e competenze per l’elaborazione e la interpretazione di tutto ciò che stimola i sensi al fine di raggiungere l’obiettivo dello ‘star bene'”(cit.). Ora, derive hippy a parte, l’ambizione è certamente quella di creare uno spazio culturale, imperniato attorno all’arte teatrale, dove riunirsi, discutere, cerare e chi più ne ha più ne metta.

E poi c’è la questione Ambrassador. Ovvero, la carta fedeltà. Una strategia di marketing per cui se vieni scelto per meriti “degustativi”, più gente porti, più sconti ricevi. E tu sei sempre ospite. Niente male, eh?

Chi c’è dietro. Tutto nasce dall’iperbolica mente di Valter Casini, uomo creativo per eccellenza affetto da totale incapacità di star fermo, che in questo progetto ha messo molto di sé (tra cui il proprio ritratto) e delle sue passioni, con una precisione e una cura per il dettaglio che rasenta il maniacale (tanto per capirci: dalle candele motore messe sui candelieri al sapone per meccanici nei bagni (su cui in realtà la pelle delle nostre manine avrebbe qualcosa da ridire…). Comunque, sottigliezze da apprezzare con calma e poca folla, mentre si passa in rassegna degli scaffali zeppi di libri e dvd (in vendita).

Cosa aspettarsi. L’ambretta è tutto e il contrario di tutto. Un po’ come espresso ne “La carta d’intenti”, di stampo futurista:

Nei ristoranti ci si ristora.
Nelle trattorie ci ara il trattore.
Nei locali ci allochiamo.
Nei pub ci pubblichiamo.
Nelle birrerie ci birriamo.
Nei bar bariamo.
Nelle pizzerie che pizza.
Per essere alternativi alterniamo?

Chiunque apre un posto dice che
è un posto diverso: che non è il solito posto.
Poi ci sono quelli ossimorici che per non aprire
il solito posto lo chiamano “Il solito posto”.

Noi siamo futuristi,
quindi vogliamo sconvolgervi e sconvolgerci,
coinvolgerci e coinvolgervi con la normalità
del metà immaginario e metà fisico.

Insomma, avete capito. No?!? Noi siamo un po’ confusi. Il potenziale c’è ma solo il tempo potrà dirci se questo locale “diversamente normale” saprà davvero riuscire in quello che si prefigge (o meno) di fare. Nel frattempo, un grande in bocca al lupo e… Ambresto!

L’ambretta
Piazza Giovanni da Triora, 15 – 00154 Roma
www.ambretta.org

FR
foto di L’Ambretta